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GDPR e privacy: cosa dicono i consumatori?

“la trasparenza genera fiducia”

Da Microteam | 16 Gennaio 2023

Questo è il secondo di una serie di brevi post, rivolti a imprenditori, professionisti e commercianti che desiderano saperne di più riguardo al trattamento dei dati personali nell’ambito della loro attività. Abbiamo volutamente scelto un approccio conciso, cercando di evitare l’uso di terminologie tecniche: per i dettagli potete fare riferimento ai link dei documenti citati (il primo articolo è a questo link).

Quasi il 90% dei partecipanti al “Data Privacy Benchmark Study 2022 di Cisco” ritiene che la propria azienda/organizzazione possa garantire che l’utilizzo dei dati avviene in modo etico.

In questo articolo scopriremo che i consumatori non sono hanno la stessa percezione: quasi la metà degli intervistati non sa come tutelare adeguatamente i propri dati personali ed esprime preoccupazione sul come le aziende li trattano.

Questa discrepanza di impressioni tra aziende e consumatori è un chiaro segno che c’è un problema di comunicazione per quanto riguarda la trasparenza che le aziende dovrebbero avere sul modo in cui utilizzano i dati personali.

 

Che ruolo ha la trasparenza delle aziende sulle scelte dei consumatori

Ecco alcuni significativi dati che emergono dal report di Cisco dedicato ai consumatori.

Il 76% degli intervistati non comprerebbe da un’azienda di cui non si fida riguardo al rispetto della privacy.

L’81% dei consumatori crede che il modo in cui un’azienda tratta i dati personali sia indicativo della considerazione verso i suoi clienti.
Il 43% ritiene di non essere in grado di proteggere adeguatamente i propri dati. Per il 79% di questi consumatori il motivo di principale insicurezza è il fatto che non sappiano esattamente cosa fanno le aziende con i dati raccolti. 

 

Come proteggono i propri dati i consumatori?

Abbiamo visto che gli intervistati sono generalmente insicuri di poter proteggere i propri dati. Quindi, come si comportano a riguardo? Quali sono le azioni che svolgono per mettere al riparo i propri dati?

Un’alta percentuale di coloro che dichiarano di avere a cuore la propria privacy e di essere disposti ad agire per proteggerla hanno intrapreso delle azioni, tra cui anche cambiando fornitore. Va notato che questa tendenza è in crescita rispetto all’anno precedente.

Il 44% degli intervistati (il 27% in Italia) ha dichiarato di aver cambiato fornitore nell’anno precedente a causa delle loro politiche privacy.

Un’altra azione che i consumatori possono intraprendere è esercitare i propri diritti di accesso e controllo dei propri dati.

In media il 24% ha dichiarato di aver fatto una richiesta di accesso ai propri dati ad almeno un fornitore e il 14% di tutti gli intervistati ha dichiarato di averne richiesto la modifica o la cancellazione.

Leggi più restrittive sulla privacy, tra cui anche il GDPR, spingono le aziende a fornire livelli di protezione più alti e uniformi rispetto ad altri Paesi in cui lo sono meno. Questo porta gli utenti di alcuni Paesi ad intraprendere meno azioni per la tutela della propria privacy rispetto ad altri.

Altri dati rilevanti sui comportamenti dei consumatori sono:

  • Il 58% dichiara di leggere le informative sulla privacy prima di accettarle;
  • Il 53% gestisce le impostazioni dei cookie per i siti web;
  • Il 46% di chi possiede un dispositivo di ascolto domestico dichiara di spegnerlo regolarmente;
  • Il 45% utilizza uno schermo per la privacy sul proprio computer per proteggere le informazioni.

Il 58% dei consumatori legge le informative sulla privacy e il 53% gestisce le impostazioni dei cookie per i siti web

 

Intelligenza artificiale e processi decisionali automatizzati: Cosa ne pensano i consumatori?

Il 43% degli intervistati crede che l’intelligenza artificiale possa essere utile per migliorare alcuni aspetti della propria vita e il 54% ha dichiarato di essere disposto a condividere dati anonimi per contribuire a migliorare i processi decisionali automatizzati.

Ma nonostante ciò, il 60% ha espresso preoccupazione per il modo in cui le aziende utilizzano i dati personali per l’IA e il 65% ha dichiarato di aver già perso un po’ di fiducia nelle aziende a causa del loro utilizzo dell’IA.

In particolare, l’utilizzo di intelligenza artificiale in ambiti che influiscono direttamente sulla persona causa parecchia incertezza (selezione di personale, consigli sulla salute, questioni finanziarie, ecc.).

Questo non significa però che le aziende debbano rinunciare del tutto all’IA, ma semplicemente devono ricorrere ancora una volta al principio di trasparenza per andare incontro ai consumatori più reticenti.

La maggior parte degli intervistati ha dichiarato che se all’interno del processo automatizzato potesse comunque avere il coinvolgimento di una persona reale che gli spiegasse l’effettivo funzionamento dell’IA o comunque avere la possibilità di rifiutarne l’utilizzo, si sentirebbe più a suo agio.

 

Chi dovrebbe avere maggior potere sulla protezione dei dati?

Molti consumatori di fronte ad aziende poco trasparenti, che non danno possibilità di esercitare in modo semplice i propri diritti, ritengono di avere un potere limitato per tutelare la propria privacy.

Infatti, più della metà dei consumatori si aspetta che sia il governo con le sue istituzioni a stabilire delle regole precise perché le aziende rispettino i loro diritti. Solo il 21% affiderebbe alle aziende un ruolo primario nella protezione dei dati personali.

In media, tra tutti i Paesi partecipanti, il 61% ritiene che l’introduzione di leggi sulla privacy come il GDPR abbia avuto un impatto positivo, mentre solo il 3% medio pensa che l’impatto sia negativo.

In contraddizione a questa esigenza espressa di avere maggior tutela da parte di leggi locali e nazionali, solo il 43% medio della popolazione intervistata ha dimostrato una reale consapevolezza delle leggi attualmente in essere nel proprio Paese.

 

Cosa pensano i consumatori sui requisiti di localizzazione dei dati

Sempre più Paesi stanno aggiungendo requisiti sulla localizzazione dei dati e sul loro trasferimento all’infuori del territorio nazionale.

Molti consumatori sono al corrente di questi requisiti e il 78% di loro pensa che sia una buona cosa, a patto che rispettarli non faccia aumentare i prezzi di prodotti e servizi. In questo caso la percentuale a favore scende al 41% (a pari con il 41% a sfavore).

In particolare, per l’Italia il 48% dei consumatori è a sfavore di un aumento dei prezzi causato dal soddisfacimento dei requisiti di localizzazione e solo il 32% è a favore.

 

Cosa possono fare quindi le aziende per guadagnarsi la fiducia dei consumatori?

Le attività sono diverse, ma quelle sulle quali i consumatori intervistati hanno maggiore sensibilità sono:

  • Il 39% vuole che gli vengano fornite informazioni più chiare su come vengono utilizzati i suoi dati; 
  • Il 21% non vuole che le sue informazioni vengano vendute ad altri soggetti;
  • Il 20% desidera che le aziende siano compliance alle principali leggi sulla privacy;
  • Il 10% vuole configurare le proprie preferenze sulla privacy;
  • Il 9% non vuole che i propri dati possano essere violati ed esposti in caso di data breach.

L’insegnamento da trarre da questi dati è piuttosto evidente:

Essere trasparenti è il requisito chiave per meritarsi la fiducia agli occhi dei consumatori.

Le aziende, quando predispongono le informative per i clienti, devono perciò farlo in modo chiaro e comprensibile e non unicamente perché obbligati dalle normative.

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